Storinsubria - L'armemento dei Celti

Sintesi di vari articoli di Giovanni Banfi comparsi sulle riviste Costume, Celtica, Ars Historiae, Terra Insubre

L'abbigliamento dei guerrieri

Il guerriero celta portava solitamente dei pantaloni chiamati bracae, una camisia che poteva essere lunga quanto una tunica e nelle stagioni fredde indossava un mantus di lana. Non sappiamo se indossasse anche un copricapo. Stando ad alcune testimonianze pare fosse utilizzato un indumento simile alla "pellegrina" medievale. Anche i legionari romani usavano un mantello con cappuccio di nome paenula. Gli indumenti descritti potevano essere di lana, ma all'epoca venivano utilizzati anche la canapa e il lino. Il cotone, non era ancora impiegato in Europa. Sappiamo inoltre che gli abiti erano molto colorati, e abbelliti da motivi a scacchi e a righe. La tessitura al telaio verticale rendeva possibile la confezione di stoffe piuttosto elaborate stilisticamente. Potevano essere impiegate anche delle bordure sulle maniche o nella parte della tunica intorno al collo. I guerrieri andavano in battaglia con indosso anche gioielli di vario tipo. Anelli, torques (collari) di vari materiali, oro argento, bronzo o ferro, fibule che fermavano i lembi del mantello, bracciali e collane d'ambra. Ai piedi i Celti calzavano una sorta di sandali, dei quali abbiamo qualche testimonianza materiale, che ricordavano le caligae. E' anche probabile che nella stagione invernale fossero utilizzate delle calzature simili agli stivali . Questa supposizione nasce dallo studio di reperti tombali rinvenuti in Centro Europa e dalla conoscenza del contatto che i Celti ebbero con popolazioni delle regioni dell'Europa orientale che utilizzavano sicuramente gli stivali.

L'armamento

Per quanto riguarda le armi utilizzate dai Celti possiamo dire che la maggior parte dei guerrieri era dotata di scudo e lancia. Molti impiegavano anche dei coltelli adatti al combattimento. I guerrieri, in particolar modo quelli della Gallia Cisalpina, utilizzavano anche l'ascia. Nei ranghi dei vari eserciti o gruppi di combattimento erano sicuramente inseriti anche dei reparti di arcieri. La spada era costruita forgiando un lingotto di ferro dal quale si ottenevano lama e codolo. Alla parte terminale, il codolo, veniva applicato il manico, di legno o di osso, con dei rivetti o per ribattitura dell'estremità. L'elsa di ferro era molto piccola e copriva la parte inferiore del manico seguendone la forma. Le spade potevano essere di buona qualità o di manifattura scadente anche a causa delle possibilità economiche del guerriero che doveva provvedere personalmente al proprio armamento. E' famosa la notizia secondo cui i Celti durante il combattimento dovevano fermarsi a raddrizzare col piede le lame delle spade piegate. Lo studio della metallurgia celtica ci dice comunque che i Celti erano degli ottimi fabbri e che le loro lame potevano essere costruite anche con sistemi molto complessi e di qualità. La lunghezza poteva variare da un minimo di circa 50 centimetri, all'inizio dell'Epoca di La Téne , fino ad un massimo di circa un metro intorno al I secolo a.C. Questa dimensione, considerevole per l'epoca, è da associare a un utilizzo a cavallo o su carri da guerra. Spade lunghe di questo tipo sono state ritrovate in area Leponzia (Verbano Cusio Ossola).

Il pezzo forte della dotazione era il fodero della spada. Esso era costruito unendo due lamine di metallo per ripiegamento dei bordi. Questi due elementi venivano precedentemente decorati con la tecnica dello sbalzo o con l'applicazione di parti lavorate di altri materiali come il bronzo, lo smalto o il corallo. Potremmo considerarlo più un'opera d'arte che un'arma. A completare il sistema spada-fodero c'era la cintura. A seconda del periodo storico poteva essere di cuoio oppure di maglie metalliche, la cosiddetta "cintura a catena". Solitamente si costruiva unendo degli anelli sagomati in modo che combaciassero perfettamente in ogni posizione, in modo che il guerriero non fosse infastidito dal fodero e dalla spada durante il combattimento. Analizzando i vari reperti si ha l'impressione che un oggetto come questo sia stato progettato da un fabbro con grandi conoscenze meccaniche. Le cinture venivano bloccate per mezzo di un gancio molto elaborato artisticamente con raffigurazioni di animali fantastici o visi di divinità o forme geometriche. I ganci di cintura sono molto importanti per lo studio dello stile artistico celtico dei vari periodi dell'Età del Ferro. Tra le armi più economiche, vi erano dei coltelli la cui lunghezza poteva variare dai trenta ai quaranta centimetri. In area Insubre e Cenomane ne sono stati ritrovati parecchi di forma lunata; uno di questi raggiunge addirittura i 60 centimetri. Sempre in questa area sono state rinvenute delle asce da combattimento nelle tombe dei guerrieri. Un fenomeno meno evidente nel resto dell'Europa.
L'arma lunga del guerriero, la lancia, poteva avere varie funzioni. Il Gaesum, una sorta di giavellotto era utilizzato come arma da lancio, anche dai guerrieri a cavallo o sui carri. La Matara, veniva usata come picca per fermare gli assalti della cavalleria, era dotata di un tallone conico di metallo in modo da poterla ancorare a terra. I cavalieri usavano anche la Lancea per sferrare il loro attacco. Oltre a questi tipi da armi lunghe, Cesare testimonia dell'esistenza della Tragula, un'arma che poteva essere recuperata tramite una lunga cinghia di cuoio, l'ammentum.
Il guerriero si difendeva per mezzo dello scudo, che poteva diventare immediatamente un'arma d'attacco durante gli assalti alle formazioni nemiche. Era formato da un asse di legno, forse quercia, rafforzato da una spina centrale in legno duro e da un umbone di ferro a forma di farfalla o, verso il primo secolo a.C., circolare. La maniglia, di ferro o legno, era ortogonale all'asse centrale, in modo da poter ruotare lo scudo durante il combattimento. A volte venivano applicati dei bordi metallici di rinforzo contro i colpi di taglio. La forma poteva variare dal cerchio, all'esagono, all'ellisse. Lo scudo poteva essere ricoperto di pelle o tela sulla quale venivano disegnati dei simboli, animali sacri e forme geometriche dipinte con colori naturali che contribuivano a dare dei Celti l'idea di una popolazione con una certa sensibilità artistica, come si deduce dai racconti di alcuni studiosi contemporanei.
La dotazione difensiva dei guerrieri più ricchi, probabilmente solo dei capi, poteva essere completata da una maglia di ferro ad anelli o un elmo. Secondo Varrone furono proprio i Celti a inventare la maglia di ferro, il cui impiego anche da parte dei Romani, continuò nel Medioevo. La maglia di ferro aveva le maniche molto corte per permettere una buona manovrabilità anche con spade lunghe e molto spesso era rinforzata da una mantellina dello stesso materiale. L'elmo era un elemento molto importante e costoso. La maggior parte dei ritrovamenti di elmi è legata alla regione delle Marche, dove la popolazione dei Senoni pare ne facesse largo impiego. Solitamente era costruito in bronzo o in ferro. Aveva varie forme e in alcuni casi poteva essere arricchito da parti in corallo, oro o smalto vitreo. All'inizio dell'Età del Ferro aveva una protezione per la nuca poco sviluppata che però successivamente aumentò di dimensioni. Le paragnatidi per la protezione delle guance si svilupparono parallelamente seguendo pian piano la sagoma del volto. Molti elmi romani sono di derivazione celtica. E' probabile comunque che altri tipi di protezione, forse di cuoio o pelle, venissero impiegati dalla gran massa di combattenti, ma purtroppo finora non ne abbiamo avuto notizia anche a causa della deperibilità del materiale organico.

Bibliografia minima

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